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DOI: Uno strumento per costruire la biblioteca digitale.

by Zeno Tajoli, Introduzione La, De Robbio, Digital Object Identifier, Il Doi
Management (2005)

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DOI: Uno strumento per costruire la biblioteca digitale.

DOI: Uno strumento per costruire la biblioteca digitale.


di Zeno Tajoli


1. Introduzione

La biblioteca digitale è un settore ancora in crescita e in sviluppo, ma già presente con varie
esperienze concrete. Vi sono già delle riflessioni sedimentate sul passaggio dalla biblioteca “fisica”
alla biblioteca digitale, una buona definizione può essere presa da De Robbio[1]:

Si può dire allora che il passaggio dalla biblioteca fisica alla biblioteca virtuale sia segnato da particolari momenti
di snodo nei quali la biblioteca che si immette nel Web:

• fruisce dell'informazione che va a recuperare
• diffonde l'informazione recuperata alla sua utenza

Il passaggio che porta una biblioteca virtuale a divenire biblioteca digitale passa attraverso capacità organizzative e
tecniche. Gradualmente, attraverso il Web e con gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, la biblioteca
diviene "attore", in quanto produce informazione che va a collocarsi fuori della sue mura, in luoghi accessibili da
utenze remote

Due quindi le condizioni del suo essere virtuale e/o digitale, nel ruolo di "client" e/o di "server", in spazi ove
pulsano quattro attività principali:

• fruizione
• diffusione
• produzione
• conservazione

Certo in futuro potranno esserci sorprese e novità, ma alcune importanti sperimentazioni sono già
state fatte e gli insegnamenti dei primi prototipi si stanno realizzando in applicazioni accessibili a
un pubblico più vasto.
Si può facilmente constatare che l'ambiente d’elezione per la diffusione di queste novità rimane
ancora l'ambito universitario e di ricerca. Proprio in quest’ambito si è affacciato e si sta affermando
il DOI (Digital Object Identifier) di cui saranno illustrate le caratteristiche e la storia.
Il DOI, come sarà più chiaro in seguito, non nasce con l’idea di limitarsi agli articoli scientifici, ma
sta avendo successo proprio in quest’ambito perché già da tempo essi sono in numero tale da porre
diversi problemi su come renderli accessibili. Già Doyle [2, p. 5] formulava queste considerazioni:

"In gran parte gli editori di riviste scientifiche hanno raggiunto il loro primo risultato nel passaggio da un passato
cartaceo ad un futuro digitale. Ormai siamo in grado di immagazzinare gli articoli pubblicati nelle riviste sul
web, pronti per essere inviati direttamente sul Pc dei ricercatori.
Ora dobbiamo affrontare una sfida più difficile: collegare tutti questi articoli in un insieme coerente, facilmente
navigabile da parte dei ricercatori che devono fare uso dell’informazione contenuta in essi.
Si può affermare che questo insieme coerente sarà basato su quattro elementi fondamentali che staranno alla base
d’ogni robusto sistema di gestione dei collegamenti:
• Identificativi persistenti: l’oggetto dei collegamenti (articoli di riviste scientifiche in questo caso)
richiede identificativi ben definiti o nomi per collegamenti non ambigui.
• Validazione dei metadati: certificare che i metadati riferiti ad un articolo siano corretti e precisi.
• Mappe di collegamento dai metadati all’identificativo: i metadati relativi ad un articolo devono portare
ad un identificativo univoco e persistente.
• Manipolazione del collegamento: trasformare un identificativo in uno specifico collegamento (o in un
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insieme di collegamenti)."]

Il DOI si pone come risposta a queste necessità. Il suo ruolo sempre maggiore è visibile anche dal
crescente numero d’istituzioni che se n’occupano [3]


2.1 Esigenze alla base del DOI

Il DOI nasce per rispondere alle esigenze degli editori nel contesto dei documenti digitali e della
distribuzione in Internet delle opere tutelate da copyright.
Uno dei problemi centrali per gli editori è proprio la gestione dei diritti e la necessità di un sistema
di controllo per opere in formato elettronico. La dizione usata inizialmente è Electronic Copyright
Management System, ECMS, uno dei primi su questi argomenti è stato Gervais [4]. Attualmente
per indicare l’argomento e i sistemi informatici correlati si preferisce parlare di Digital Right
Management (DRM). La presenza di un identificativo univoco per tutti gli oggetti digitali di cui si
vogliono gestire i diritti è un’esigenza fondamentale per un funzionante sistema di DRM. Tuttavia i
DRM non si esauriscono in questo e anche altre operazioni sono necessarie; ad esempio il controllo
degli usi. Altri sono gli usi possibili per degli identificativi univoci: possono essere anche usati nelle
operazioni di gestione interna rendendole più sicure e veloci.
Nel mondo della stampa tradizionale gli identificativi sono l'ISBN e l'ISSN. Tuttavia questi
standard sono troppo legati alle caratteristiche della stampa su carta.

Il DOI è stato sviluppato pensando a questi punti [5, p. 3-6]:

• L'identificativo deve operare con diversa granularità a seconda delle necessità.
• Gli URL non sono fatti per identificare ma indicano una localizzazione.
• Bisogna gestire la transazione tra i nuovi e i vecchi supporti.
• Queste caratteristiche sono considerate necessarie:
o Univocità
o Interoperabilità
o Flessibilità
o Un vasto supporto


2.2 Lo standard Z39.84-2000

Il DOI è anche un vero e proprio standard ANSI/NISO, lo Z39.84-2000. Essendo uno standard vi
sono fonti d’informazione che risultano immediatamente come autorevoli: in primis lo standard
medesimo [6] poi le pubblicazioni ufficiali della fondazione no-profit che gestisce il DOI, la
International DOI Foundation (IDF). Queste pubblicazioni sono il manuale esplicativo dello
standard e delle sue applicazioni [7]ed il sito web dedicato al DOI [8].
In se stesso il DOI è un insieme di lettere senza un significato immediatamente rilevabile. La
struttura di base è assai semplice:

Prefisso Separatore Suffisso
10.xxxxxx / Yyyyyy

es: 10.1000/123456
• Tutti i DOI iniziano con "10."
• Poi vi è un insieme di caratteri (una ‘stringa’) correlata all’organizzazione che ha creato
quello specifico DOI.

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